ZONA FRANCA
FESTIVAL DI CREAZIONI ARTISTICHE PER UN PUBBLICO GIOVANE

6^ edizione > 5-8 novembre 2008

 

 

in collaborazione con

Teatro delle Briciole
Solares Fondazione delle Arti

 

e la partecipazione di
Comune di Fontanellato


Teatro al Parco, Parma
5 novembre a partire dalle ore 10
6 novembre ore 12 Premiazione progetto vincitore
PREMIO ScenarioInfanzia 2.edizione

Dopo il battesimo del Premio ScenarioInfanzia nel 2006, il Festival Zona Franca ospita la Finale di questa seconda edizione. Un importante appuntamento per capire cosa si muove nel teatro ragazzi, una manifestazione che punta a scoprire nuovi talenti, e a dare impulso e sostegno a chi tra le giovani generazioni voglia tentare la strada del teatro.

Nato dal Premio Scenario, che vede nell’Albo dei vincitori nomi di punta del teatro italiano come Emma Dante e Davide Enia, ScenarioInfanzia si rivolge a giovani di età inferiore ai 35 anni, non appartenenti a strutture socie dell’Associazione Scenario né a formazioni riconosciute o sovvenzionate.

Alla finale del Premio partecipano i progetti selezionati da un osservatorio critico al termine di una precedente tappa di selezione pubblica durante la quale vengono esposti frammenti o parti del progetto in un tempo massimo di 20 minuti.
Una giuria assegna il primo premio al miglior progetto (8000 euro) come incentivo alla produzione dello spettacolo compiuto.

La giuria finale del Premio proclama un progetto vincitore con facoltà di esprimere menzioni o segnalazioni speciali. Vincitori ed eventuali menzionati debutteranno come spettacoli compiuti in date e luoghi da segnalarsi

Storia del Premio Scenario
L’Associazione Scenario è nata nel 1987, con lo scopo di promuovere e valorizzare la cultura teatrale con particolare riferimento alle esperienze di nuova drammaturgia portate avanti dai giovani artisti. Per realizzare i suoi scopi, l’Associazione ha dato vita a una rete di progetti attiva sul territorio nazionale, individuando nel rapporto fra le generazioni e nella trasmissione dell’esperienza i fondamenti per la vitalità e lo sviluppo della cultura teatrale. Negli anni l’Associazione ha raccolto nuove adesioni, fino a contare attualmente 38 strutture associate ampiamente distribuite sul territorio nazionale e appartenenti in particolare all’ambito del teatro di innovazione (storicamente rappresentato dalle aree del teatro ragazzi e del teatro di ricerca).  L’Associazione, nata allo scopo di valorizzare nuove idee, progetti e visioni di teatro, è stata una delle poche realtà in Italia a porsi progettualmente, in questi anni, il problema di una ricognizione sistematica del nuovo e di una più attenta risposta alla straordinaria domanda di teatro posta dalle giovani generazioni. Il Premio Scenario, iniziativa nazionale con cadenza biennale che ha trovato il sostegno dell’Ente Teatrale Italiano, copromotore del Premio fino alla sua settima edizione. Il Premio (biennale) che nel 2009 giunge alla sua dodicesima edizione, si rivolge ad artisti esordienti, gruppi di recente formazione, soggetti che abbiano intrapreso un nuovo percorso di ricerca. Articolato in varie fasi, che corrispondono ad altrettanti momenti di incontro, scambio e confronto fra organizzatori e partecipanti, il Premio seleziona progetti originali e inediti destinati alla scena. Dal 1997 il Premio è sostenuto dal lavoro volontario e dalle risorse messe a disposizione dai soci (attraverso le quote associative e l’ospitalità delle varie fasi di selezione) con la collaborazione dell’Ente Teatrale Italiano.

ore 10 Marco Canali, Rascia Darwish, Federica Iacobelli, Eleonora Ribis (Bologna)
Viene Buio viene luce – Nella casa di Baba Yaga

ore 10.30 I teatri soffiati (Trento)
Moon amour – L’ombra del cuore

ore 11Principio Attivo Teatro (Lecce)
Mannaggia a’ mort

ore 11.30 Carlotta Piraino (Roma)
Io vengo dalla luna

ore 14.30 La Compagnia prese fuoco (Palermo)
“Pinosso” – Le avventure di uno scheletrino ebreo

ore 15 Teatrodistinto (Valenza – AL)
Kish Kush – Storia di un incontro e delle sue tracce

ore 15.30 Mosika (S. Lazzaro di Savena – BO)
Il paese di stelle e sorrisi

ore 16 Teatropersona (Civitavecchia – RM)
Il Principe Mezzanotte


Teatro Comunale di Fontanellato
5 novembre ore 10 e 18 prima nazionale

Elsinor Il Teatro a Pedali
Anne Frank: preludio, corale e fuga
regia e musiche originali Emanuele Bergamaschi
con Alessandro Calabrese, Luca Salata, Matteo Rubagotti, Emanuele Bergamaschi
dagli 8 anni – capienza limitata

“Spero che ti potrò confidare tutto, come non ho potuto fare con nessuno, e spero che sarai per me un gran sostegno.”

“Ogni giorno sento che la mia mente matura, che la liberazione si avvicina, che la natura è bella, che la gente attorno a me è buona, che questa avventura è interessante. Perchè dunque dovrei disperarmi?”

Il progetto del Teatro a Pedali di realizzare e portare in tournée uno spettacolo basato sul Diario di Anne Frank nasce dall'esigenza di coniugare la sperimentazione teatrale, rivolta espressamente ad un pubblico di ragazzi, con un ideale di impegno etico e culturale.
Nell'affrontare la messinscena di un testo che offre spunti di riflessione su tali e tanti temi di rara profondità e difficoltà, abbiamo dovuto operare una scelta drastica. Non tenteremo di presentare in questa sede uno spaccato della società mitteleuropea dei primi anni Quaranta, nè di fornire plausibili spiegazioni alla diffusione del nazionalsocialismo in Olanda, nè, tantomeno, di sviscerare la 'questione ebraica', nei suoi aspetti politici e socioculturali.
Piuttosto, abbiamo deciso di sfruttare, per quanto ci sarà possibile, il potere evocativo del teatro, la sua pregnanza ed efficacia nell'evocare il ricordo anche recondito e nell'ispirare l'immaginazione dell'ignoto. In un concerto fantasmagorico che spazia dal tragico al grottesco, con l'ausilio di voci narranti, effetti sonori e visivi, gli spettatori potranno vivere una realtà abbastanza simile a quella che per lunghi mesi ha affrontato quotidianamente la famiglia Frank, nei suoi aspetti claustrofobici, aberranti, ma anche buffi e ludici, divenuti normali nel clima disperato e grottesco di quegli anni. Il nostro Alloggio Segreto non avrà funzione descrittiva o rappresentativa, non ci sarà distanza fra attori e spettatori. Il mondo interiore - ed esteriore - di Anne prenderà vita grazie a coloro che l'ascolteranno e vedranno attraverso i suoi occhi uno scorcio della realtà che ha vissuto. La percezione della guerra, l'adolescenza e il rapporto genitori-figli, il primo amore, la cultura come antidoto alla follia, il potere narrativo della musica. È intorno a questi temi che ruota lo spettacolo. Quattro musicisti si lanciano nella temeraria impresa di mettere in scena il Diario di Anne Frank con il solo ausilio dei loro strumenti e di un apparato scenico costituito da casse, bauli, rubinetti e catafalchi trafugati alla bisogna durante la loro tournée.

Il Teatro a Pedali nasce il 10 ottobre 2004 durante la regolazione del minimo della Vespa 125 Primavera di proprietà del Salata ad opera del Calabrese.
Dopo appena un mese, grazie all’incompetenza dei due in ambito meccanotecnico, il Teatro a Pedali si rivolge al Rubagotti, che lì per lì prende parte all’allegra combriccola.
Dopo circa un anno di varie esperienze nell’ambiente teatrale incontrano il Bergamaschi che, nonostante le sue limitate conoscenze della Vespa 125, viene accolto in compagnia.
L’attività principale che vede il Teatro a Pedali impegnato a ritmi serrati è l’allestimento di spettacoli teatrali di notevole spessore, nonché l’organizzazione di corsi, laboratori e seminari, per giovani e meno giovani.


5 novembre ore 21 - 6 novembre ore 11
I Sacchi di Sabbia/ Compagnia Sandro Lombardi
Sandokan o la fine dell’Avventura
Liberamente tratto da “Le Tigri di Mompracem” di Emilio Salgari

scrittura scenica Giovanni Guerrieri con la collaborazione di Giulia Gallo e Giulia Solano
con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Giulia Solano
costumi Luisa Pucci
in collaborazione con Teatro Sant’Andrea, La Città del Teatro, Armunia Festival Costa degli Etruschi 
dai 12 anni – capienza limitata

Una versione “da tavolo” de Le tigri di Mompracem di Salgari, tra verdure e attrezzi da cucina.

"Signore e Signori, buona sera! Perdonate ai nostri rozzi e piatti ingegni l'ardire di esporre su questo indegno palchetto un così alto argomento, come quello che appunto ora vedrete. Può mai questa nostra pedana contenere i vasti mari della Malesia? Che potrebbe inzeppare in questa O di legno anche soltanto le scimitarre che sbigottirono e atterrirono gli inglesi di Labuan? Oh, perdonateci! Ma se può una semplice cifra su un foglio rappresentare un milione, concedete anche a noi, gli zeri di questa grossa somma, di muovere le forze della vostra fantasia: supponete racchiuse entro le cinta di questo tinello due terribili potenze, che dalle sponde opposte di un rischioso braccio di mare si minacciano! Gli invasori inglesi, coloni a Sarawak e i terribili pirati di Mompracem, giustizieri e paladini dei mari, guidati dall'invincibile Sandokan, la Tigri della Malesia! Sopperite alla nostra insufficienza con la vostra immaginazione. Fate d'un uomo mille uomini; createvi di fantasia un poderoso esercito. Se noi diciamo navi figuratevi vere navi, e guardatele rincorrersi sfidando le furie dei venti. Sarà il vostro pensiero qui a vestire d'armi i nostri guerrieri, e trasportarli d'un lampo da un luogo all'altro! Riceducendo a un'ora di clessidra il passaggio dei giorni e dei mesi!" Shakespeare, Prologo dell'Enrico V, riadattato per l'occasione.

"...si ride anche ex-novo con Giovanni Guerrieri e i suoi Sacchi di Sabbia, alle prese col nuovo Sandokan o la fine dell'avventura, dove la Tigre della Malesia coi suoi prodi, memore di una storica messa in scena di Aldo Trionfo, rivive i suoi ultimi attacchi imperialisti e la passione per la Perla di Labuan, senza mai alzarsi dal tavolo di cucina ingombro di carote e verdure, armati di scope tra furori all'insalata con pomodori in capo in un'atmosfera alla cipolla.”
Franco Quadri, La Repubblica, 9 giugno 2008

I Sacchi di Sabbia sono un gruppo tosco-napoletano di “Comici dell’Arte”, formatosi a Pisa nel 1995. Debuttano nel 1996 con Riccardo III, Buckinghàm e a’ malafemmena, inaugurando il percorso delle rivisitazioni shakespereane. Nel luglio 1998 nasce lo studio su Faust, Pauperis oratorium Christi, primo traguardo di un ‘indagine sul sacro segnalato dalla critica del progetto Eti “Il debutto di Amleto”. Nel  2001 iniziano un percorso sulla sottrazione della parola con Orfeo. Il respiro, che riceve una nomination al Premio UBU 2003. L’indagine sulla “gravità fisica e metafisica del quotidiano si completerà con Tràgos, nel 2004, consegnando definitivamente la compagnia al successo di critica e pubblico su scala nazionale. Nel 2006, Turma Infantium Suite, co-prodotto dalla Fondazione Pontedera Teatro, ritorna alla semplicità di una storia dall’accento sacro. 1939, del 2007, avvia una riflessione sull’agire nel presente, sulle sue declinazioni. Sandokan o la fine dell’Avventura, ne segue le tracce in un percorso che si articolerà su un triennio.


6 novembre ore 10 - 7 novembre ore 9.30
Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti
I Saputoni o lo stupore del conoscere
drammaturgia e regia Letizia Quintavalla, Bruno Stori
con Beatrice Baruffini, Agnese Scotti e il tecnico Dario Andreoli
consulenza musicale Alessandro Nidi
scene Letizia Quintavalla
consulenza Antonia Monticelli
ideazione luci Emiliano Curà
realizzazione costumi Patrizia Caggiati
dai 3 anni – capienza limitata

La mano guida la mente e allo stesso tempo è da essa guidata.
La scuola non è la preparazione al mondo, è il mondo

I Saputoni o lo stupore del conoscere è la prima tappa creativa di un articolato percorso dedicato al tema della conoscenza *.
Lo spettacolo si rivolge ai più piccoli che cercano con i sensi il senso di tutto.
Qualcosa dentro di noi umani fin dalla nascita, vuole sapere come? dove? quando? che cosa e perché? gli enigmi del mondo insomma e ogni apprendimento è un atto creativo.
Immaginiamo un tempo mitico, un’infanzia del mondo dove tutto è terribilmente interessante dalla mattina alla sera. A e B sono due buffe creature di poche parole, con i sensi sempre allerta, implacabilmente attratte da ciò che le circonda.
In un piccolo spazio circolare, grande come la terra intera, incontrano una palla, un pennello e un grande libro, ne scoprono le caratteristiche giocando come due clown bambini, esplorando come veri ποιητές, costruiscono, creano senza fretta e imparano dalla vita. Arrivano anche le parole, ma con calma, perché nessuno ti corre dietro. Almeno fino ad un certo punto. Fino al punto in cui un’ombra nera entra in scena, C, una specie di energumeno che sa solo dare pugni. Fa male e rompe l’armonia, ma ci vuole anche lui per crescere, per spingersi avanti nello stupore del conoscere.
C’è poco da fare, anzi tanto: A e B devono imparare a negoziare con C, così diventa un vero e proprio “A B C

Chi siamo, da dove veniamo, e dov’è che si ride?

*”viva LA SCUOLA abbasso LA SCUOLA ovvero l’arte di insegnare e imparare” – Progetto biennale dedicato a insegnanti, allievi e genitori. Dopo i due spettacoli “I grandi dittatori” e “Siamo qui riuniti o della democrazia imperfetta” dedicati agli adolescenti, gli autori vogliono continuare questo percorso di teatro civile rivolto ai ragazzi, individuando nella Scuola e quindi nel diritto al sapere, una di quelle pre condizioni basilari per poter partecipare in modo consapevole al sistema democratico.

Il Teatro delle Briciole è un “patrimonio” del teatro italiano con più di 30 anni di storia. Un polmone produttivo che fa girare in Italia e in Europa spettacoli di artisti che hanno fatto la storia del teatro per ragazzi. Accanto alla produzione, una programmazione fittissima nelle due sale del Teatro al Parco di Parma: tre stagioni teatrali, progetti speciali come le Notti curiose, iniziative che fondono arte e impegno sociale come la collaborazione con Amref e Marco Baliani per il recupero dei ragazzi di strada di Nairobi, i laboratori e i progetti formativi, una rassegna estiva che fa riappropriare i cittadini degli spazi storici del Giardino Ducale. Una programmazione senza pause che si traduce ogni anno in migliaia di spettatori. Un pubblico con un’escursione anagrafica amplissima, dalla prima infanzia all’età adulta, dalle scuole alle famiglie, ai giovani e agli adulti, che hanno mostrato di amare una stagione di teatro contemporaneo coraggiosa, capace di rischio culturale, di dar spazio agli sguardi più nuovi sulla società contemporanea, di creare una relazione matura tra il pubblico e gli artisti di punta della scena di innovazione.
Nel 2007 il Teatro delle Briciole si è unito con Cinema Edison e Società dei Concerti dando vita a una nuova realtà, Solares Fondazione della Arti, che si occupa a 360 gradi, con taglio multidisciplinare, di teatro, cinema, musica, arte.


6 novembre ore 14.30 prima nazionale
Teatro delle Briciole / Teatro Gioco Vita
Scrooge
Ballata per attori e ombre da Canto di Natale di Charles Dickens
progetto drammaturgico Fabrizio Montecchi, Alessandro Nidi, Bruno Stori
regia e scene Fabrizio Montecchi
testo Bruno Stori
musiche e canzoni Alessandro Nidi
con Gino Paccagnella, Candida Nieri, Michele Radice, Giuseppe Fraccaro
disegni e sagome Nicoletta Garioni
costumi Evelina Barilli
luci e suono Cesare Lavezzoli
dai 6 anni

La storia di Scrooge, avaro e misantropo riccone nato dalla fantasia di Dickens, è universalmente conosciuta. Scrooge è un perfetto prototipo di uomo avido ed egoista, cieco e insensibile di fronte ai mali del mondo; ma anche un esempio edificante di uomo in lotta con una lacerante presa di coscienza. I viaggi nel passato, nel presente e nel futuro nei quali gli spettri lo conducono nel suo notturno incubo natalizio sono le dolorose e necessarie tappe verso una matura consapevolezza del suo essere nel mondo.
Anche se libero dagli eccessi moralistici del racconto dickensiano il nostro SCROOGE non rinuncia a parlarci di tutto questo: della grande responsabilità che il nostro essere nel mondo comporta.
Abbiamo scelto un tono ironico e canzonatorio perchè ci permette quella distanza critica a cui oggi non possiamo rinunciare nel raccontare una storia come questa ma, nello stesso tempo, ci permette di accentuare il suo carattere di “parabola morale”.
Abbiamo scelto di farne una ballata con musica e canzoni per dare ancora più forza ai tremendi interrogativi che questa storia ci pone e per evidenziarne la sua assoluta universalità.
Abbiamo scelto di raccontarla con attori e ombre. Gli attori perché ci testimonino del qui e ora della storia, della sua profonda umanità e attualità; le ombre perché ci conducano, come lo stesso Dickens immaginava, nei tortuosi e misteriosi viaggi di Scrooge nel tempo e nello spazio: veri e propri viaggi in mondi d’ombre.

SCROOGE è una nuova coproduzione Teatro Gioco Vita – Teatro Stabile di Innovazione e  Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti.  Da anni Teatro delle Briciole e Teatro Gioco Vita, pur nella diversità delle poetiche e delle linee artistiche, hanno avviato percorsi di collaborazione instaurando sinergie comuni su alcuni progetti. La coproduzione dello spettacolo “Alice nel paese delle meraviglie” nel 1997, ad esempio, ma anche collegamenti sull’ospitalità e l’attività sul territorio, collaborazioni e scambi culturali. La coproduzione Scrooge costituisce una nuova tappa di questo percorso, che mette insieme le sensibilità e le esperienze artistiche dei due teatri, per un progetto rivolto ai ragazzi e ai giovani nel quale musica, teatro d’ombre e teatro d’attore si confronteranno sulla scena per dare vita ad una rilettura originale del “Canto di Natale” di Dickens.

Biografia Teatro delle Briciole vedi scheda "I saputoni o lo stupore del conoscere"

Teatro Gioco Vita nasce nel 1971, tra le prime realtà in Italia ad essere protagonista del movimento dell’animazione teatrale, grazie alla quale ha saputo dare un contributo originale alla nascita del teatro ragazzi, con il suo modo peculiare di fare, di intendere e di vivere il teatro, i rapporti, la ricerca e la cultura che lo ha caratterizzato fin dalle prime esperienze. Teatro Gioco Vita incontra il teatro d’ombre alla fine degli anni Settanta. Dal suo operare con coerenza e coscienza professionale, e anche grazie al contributo di collaboratori esterni, ha maturato un’esperienza unica nel suo genere che gli è valsa riconoscimenti e prestigiose collaborazioni in ogni parte del mondo, con teatri stabili ed enti lirici come Teatro La Fenice di Venezia, Royal Opera House Covent Garden di Londra, Teatro alla Scala di Milano, Arena di Verona, Ater, Ert, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Regio di Torino e Piccolo Teatro di Milano.
Attualmente Teatro Gioco Vita è riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Emilia Romagna come Teatro Stabile di Innovazione. Sotto la direzione artistica di Diego Maj, si compone di diverse realtà. La Compagnia, con Fabrizio Montecchi in qualità di responsabile artistico, impegnata oltre che nella produzione di spettacoli, anche in attività di laboratorio con le scuole e i giovani. Due atelier l’Officina delle Ombre e il San Bartolomeo, luogo delle produzioni e della ricerca di Teatro Gioco Vita. I teatri (Teatro Comunale Filodrammatici e Teatro Municipale di Piacenza, Teatro Verdi di Castelsangiovanni), una grande casa dove si sperimentano e si realizzano rassegne teatrali, ospitalità, scambi culturali, luoghi dove progettare percorsi artistici e culturali per la ricerca della Compagnia e il lavoro sul territorio. Teatro Gioco Vita affianca l’attività sul territorio di Piacenza e provincia (direzione artistica e organizzativa della Stagione di Prosa del Teatro Municipale di Piacenza, organizzazione di rassegne teatrali e altri eventi culturali, ospitalità, laboratori, formazione) ad una dimensione sempre più internazionale che ha portato i suoi spettacoli di teatro d’ombre ad essere rappresentati, oltre che in Europa, negli Stati Uniti, in Brasile, Messico, Canada, Giappone, Cina, Israele e Taiwan.


6 novembre ore 21
7 novembre ore 10
prima nazionale
Cie Hippolyte a mal au cœur (Francia)
Seule dans ma peau d’âne
liberamente ispirato al racconto Pelle d’asino di Charles Perrault

testo e regia Estelle Savasta
con Laëtitia Angot
Scenografia e costumi Rebecca Dautremer e Alice Duchange
Assistite da Clémentine Chevalier, Frédérique Jay e Marie Odin
Musiche Paul Levis
Ambientazione sonora David Thomas-Collombier
Coproduzione Théâtre 71, Scène Nationale de Malakoff, Le Créa Kingersheim et ARCADI
col sostegno di SPEDIDAM, Théatre du Jardin, di main d’Oeuvres e Studios B.O.
dagli 8 anni

Quel che mi piace in Pelle d’asino è soprattutto quello che si nasconde sotto la pelle. Quel che mi piace è l’enorme simbolo di questa pelle nella quale lei entra giovane in fuga, nella quale diventa solitaria e sudicia, e da cui esce pronta per amare.
Ecco ciò che ho voglia di raccontare. Questo percorso.

Quello che mi piace in Pelle d’asino è che lei è completamente sola con il suo problema. Di diventare una ragazza. Diventare grande. Completamente sola nell’imparare a diventare grande, nell’imparare che un giorno non c’è più la madre, a imparare il dolore, e la morte. E l’amore.
Completamente sola con tutte le domande nelle quali ci si imbatte tutti fino alla morte.
Nessuna parola in scena, ma un universo sonoro che ci avvolge. Un universo fatto di cose dolci e di ritornelli sgangherati, di motivetti ossessivi e di scivolate di grammofoni, di lacrime di violoncello e filastrocche roche.  Poi la voce entra per raccontarci la storia. Avevo immaginato una voce che entrasse ed uscisse e si mescolasse a tutto questo fino a non essere più notata. Una colonna sonora composto per e sul movimento. Una colonna sonora con dei rumori di porte e di scale, di pioggia, di lacrime, di lucciola e di primavera.

Avevo voglia di continuare con la lingua dei segni. Come una lingua segreta. È la lingua delle storie che si raccontano a se stessi. La lingua delle piccole parole d’amore che la bambina si ripete per dormire. Come una piccola danza magica per riscaldarsi. Come una bellezza in parte inesplorata.
Voglio continuare con gli oggetti, e tentare di creare delle immagini che raccontino in modo diverso dalle parole. Ce ne sono alcune che conosco già, altre le scoprirò.

So che c’è un vestito bianco appeso e che sarà conquistato a poco a poco dalla luce. C’è forse un ballo di bambole brutte e un banchetto senza invitati.
So che la bambina issa i suoi vestiti molto in alto. E che poi si benda gli occhi come i condannati sulle navi dei pirati.
So che la pelle d’asino, al tempo stesso rifugio e prigione, è un vecchio mantello nel quale lei è rinchiusa interamente. So che lei lotta, che abbandona e talvolta piange, so che ogni volta che delle lacrime scorrono fino ai suoi piedi lei cresce un po’, e che ora una testa, ora un piede, ora una mano spuntano dal mantello come un germoglio dalla terra.
So che la fine è luminosa. Perché se io non ho voglia di prendermi la responsabilità di raccontare che c’è un solo anello per un solo dito, che il principe e la principessa si riconoscono sempre immediatamente e vivono felici eternamente (e facilmente), io ho però voglia che la mia pelle d’asino esca da lì forte, luminosa, pronta.

La Compagnie Hyppolite a mal au cœur è nata dal desiderio di Estelle Savasta, dopo quattro anni da assistente alla regia prima di Gabriel Garran e poi di Wajdi Mouawad, di mettere in scena Il grande quaderno di Agota Kristof.
Nel marzo 2005 lo spettacolo, in francese e in lingua dei segni, debutta a Mains d’oeuvres. Sarà ripreso la stagione seguente al Théâtre de la Manufacture a Nancy nella cornice degli appuntamenti de La Villette Hors les Murs, quindi al Théâtre 71_Scene Nationale de Malakoff.
Seule dans ma peau d’âne è la seconda creazione della Compagnia. Lo spettacolo è stato candidato al Premio Molière 2008.


7 novembre ore 10.30 prima nazionale
Compagnia Simona Bucci
Giorgio e il drago
Liberamente ispirato a San Giorgio e il drago
coreografia e concezione scenica Simona Bucci
con Roberto Lori, Milo Scarcella, Frida Vannini
musica originale Paki Zennaro
costumi Massimo Missiroli
disegno luci Andrea Margarolo
scenografia Angelo Linzalata, Cinzia Bardelli
coproduzione La Corte Ospitale – Rubiera, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
con il sostegno di Civitanova Danza – AMAT
in collaborazione con Aterdanza
dai 6 anni

Il mito di  San Giorgio che uccide il drago, raccontato nel XIII secolo nella Legenda Aurea di Iacopo da Varagine, ebbe una fortuna straordinaaria nell’arte moderna. Potente metafora del bene che vince il male, viene riletta in chiave antieroica da Simona Bucci: in questo spettacolo di danza in realtà il coraggio e la forza di combattere il male nascono dalla consapevolezza delle proprie debolezze. Gli elementi che rappresentano la paura, la pigrizia, l’indecisione, la vulnerabilità, diventano simbolicamente corazza e coraggio di un cavaliere quotidiano.
Tre personaggi in scena: Giorgio e i suoi due compagni d’avventura, Meda la sua amica e l’asino parlante Gaso.
Giorgio e Meda sono due giovani allegri e giocosi se non fosse per la pigrizia di Giorgio, la sua indolenza, la sua mancanza di coraggio. Egli non ama l’avventura e preferisce la comodità della sua tenda, il tepore della sua coperta e la morbidezza del suo cuscino, è goloso e vuole sempre mangiare.
Meda invece è curiosa non sta mai ferma, vuole conoscere il mondo e finisce per infilarsi in situazioni difficili.
Gaso è un vecchio asino saggio e un po’ arcigno che tratta Giorgio con fare sarcastico perché infastidito dalla sua natura, ma sarà proprio Gaso a convincere Giorgio ad andare in soccorso dell’amica in pericolo e ci riuscirà non trasformandolo in un cavaliere senza paura, ma facendogli fare tesoro della sua natura vulnerabile. Gli fa capire che il grande mostro, una volta affrontato, non è poi così mostruoso.
Lo schema tradizionale del cavaliere coraggioso che si espone in prima persona per salvare la debole fanciulla che troviamo nella tradizione cristiana e nel mito di S. Giorgio, è già presente nella mitologia classica, con Andromeda salvata da Perseo in volo su Pegaso. Da qui nasce il gioco dei  nomi dei personaggi: AndroMeda e PeGaso.

Simona Bucci, già direttore artistico e coreografa della Compagnia Imago, fondata a Firenze nel 1983, nel 2002 fonda la Compagnia che prenderà il suo nome.
La Compagnia Simona Bucci inizia la sua attività con il solo “Di ombre cerchiati gli occhi” Commissione la Biennale di Venezia 2002, coreografia di Simona Bucci, musica originale di Paki Zennaro, con debutto al teatro Fondamenta Nuove nello stesso anno.
Nel novembre del 2003 presenta “Indissolubile eco”, un duo ispirato alle Disparate Matrimonial di Francisco Goya, coreografia di Simona Bucci, musiche originali Stefano Landi, con debutto a Chiasso in Svizzera.
Nell’estate del 2004 debutta a Roma con “Path”, solo dedicato ad Alwin Nikolais, coreografia di Simona Bucci e con musiche dello stesso Alwin Nikolais.
Nel novembre del 2005 debutta a Civitanova Marche con “I Rimasti”, ispirata a “Il natale dei rimasti” di Angelo Morbelli, coreografia di Simona Bucci, musica originale di Paki Zennaro, vincendo il concorso “Coreografo d’Europa” e il premio Danza&Danza 2005 come migliore produzione italiana di danza contemporanea.
Nel 2007 La Biennale di Venezia commissiona alla Compagnia la coreografia “Arresi alla notte”, presentata al 5. Festival Internazionale di Danza Contemporanea di Venezia e coprodotto dal Festival Oriente Occidente di Rovereto.


7 novembre ore 14.30 prima nazionale
Quelli di Grock
Con la testa fra le nuvole
dedicato a Igino Ruberti

ideato, scritto, diretto e interpretato da Alessandro Larocca, Andrea Ruberti
scene e costumi Alessandro Larocca, Andrea Ruberti
musiche Gipo Gurrado
dai 6 anni

Con la testa fra le nuvole è la storia di un bambino che ha una forte passione, quella del volo. Chiuso nella sua stanza, ha imparato ogni particolare su decolli e atterraggi, conosce a memoria la vita e le imprese di molti piloti, fa volteggiare piccoli aerei nell’aria imitando i rumori dei motori e le voci delle torri di controllo. Il bambino condivideva questa passione con il padre e ora, che il padre non c’è, cerca di sfuggire alla nostalgia, creando un mondo immaginario in cui far rivivere i bei momenti passati insieme.
Il bambino fantastica di arrivare oltre le nuvole pilotando lui stesso un aereo. Sogna così intensamente di volare che in una notte di temporale piomba nella sua camera uno strano personaggio vestito da pilota. Ha viaggiato e racconta storie di tutto il mondo, riuscendo lentamente a conquistare la fiducia del bambino che piano piano avrà di nuovo il desiderio di condividere le proprie emozioni e di scoprire cosa c’è al di fuori della sua stanza.
Grazie a questo personaggio, il bambino, protetto, sarà pronto a vivere l’avventura più magica della sua vita: volteggerà, senza aereo e senza ali, ma si avvicinerà comunque alle nuvole e alle stelle. Quando alle prime luci dell’alba i due si saluteranno, avrà imparato a desiderare, a guardare in alto e sognare, ma soprattutto ad riavvicinarsi al mondo con curiosità e gioia.

Con la testa fra le nuvole è una produzione di Quelli di Grock, firmata dal duo di soci storici Alessandro Larocca e Andrea Ruberti che, come ne “L’omino del pane e l’omino della mela”, mettono in gioco tutte le loro capacità mimiche, clownesche e attorali per raccontare una storia tenera e comica al tempo stesso. Il contrasto fra i caratteri, le diverse personalità, come nel classico rapporto fra il clown bianco e l’augusto, colorano la storia di mille sfumature. Il gioco clownesco fra Carletto e il pilota  si alimenta di concretezza e visionarietà, di poesia e ironia, in bilico fra sogno e realtà, in cui le figure dell’adulto e del bambino sono unite dal bisogno di fantasticare.
Il clown è da sempre, per Quelli di Grock, un punto di riferimento che attraverso la comicità riesce a spostarci in un “altrove” spesso dimenticato; una dimensione onirica dove tutto è possibile, ben riconosciuta e attraversata dai bambini, che fa ritrovare intatta, anche a noi adulti, la capacità di stupirci, di sorridere e di emozionarci grazie alla forza e alla capacità evocativa del teatro.

La cooperativa teatrale Quelli di Grock è stata fondata nel 1976 da un gruppo di allievi della scuola del Piccolo Teatro di Milano. L’omaggio al clown svizzero Adrien Wettach, in arte “Grock”, rispecchia il percorso intrapreso dalla compagnia: la ricerca di nuove forme espressive, a partire dalle potenzialità rappresentative del corpo e dall’esperienza del mimo e della clownerie, per arrivare al teatro di ricerca e contemporaneo.
Dopo i primi anni di attività, dedicata maggiormente al teatro per bambini e ragazzi, Quelli di Grock ha avviato la produzione di spettacoli per un pubblico più ampio. Parallelamente ha intrapreso la gestione di uno spazio stabile a Milano: dal 1990 al 1997 il Teatro Greco e dal 1999 il Teatro Leonardo da Vinci. La compagnia ha partecipato a numerose  manifestazioni, festival e rassegne, ottenendo molteplici segnalazioni, tra le quali il Prmio Stregagatto dell’ETI per lo spettacolo “Cinema Cinema”.
L’impegno costante nel proporre soluzioni sceniche ed espressive originali e drammaturgie lontane dagli schemi tradizionali, ha determinato la produzione di un teatro sempre attuale, che ha ottenuto un ottimo riscontro anche a livello internazionale.


7 novembre ore 17prima nazionale
Laminarie
Visioni
di incantesimi peripezie e fiabe

da Alice Nel Paese delle Meraviglie, Jack e il fagiolo magico, Storia senza nome; Iliade
di Febo Del Zozzo e Bruna Gambarelli
con Sofia Del Zozzo, Agnese Del Zozzo, Alice Padovani, Fabiana Giordano
scene Febo Del Zozzo
video Bruna Gambarelli, Lino Greco
tecnico Filippo Deambrogio
cura Federica Rocchi
produzione Laminarie
con il contributo di Assessorato alla Cultura – Provincia di Bologna
Assessorato alla Cultura – Regione Emilia Romagna
dai 5 anni – capienza limitata

Visioni è un intervento performativo basato su proiezioni video dedicato ai bambini e alle loro famiglie. L’allestimento prevede proiezioni simultanee in grande formato e interventi sonori.
Il montaggio video propone materiali eterogenei che mostrano la particolare modalità di rappresentazione di Laminarie che realizza da anni spettacoli e performance itineranti richiedendo al pubblico di muoversi attraverso lo spazio mentre si assiste alla rappresentazione.

Il progetto Visioni illustra il percorso di ricerca teatrale della compagnia Laminarie verso il mondo dell’infanzia,  avviato con spettacoli La guardiana delle oche (Giardini Braina, 1999) , Jack e il fagiolo magico (Ex-Salara e Biblioteca Sala Borsa 2003), Storia senza Nome (Palazzo D’Accursio, 2005), Parole Insulse (Palazzo Malvezzi, 2005) e Le ferriere di Efesto (Ferriera Cà D’Alessio di Porretta Terme, 2005), EMAKI – storie arrotolate (Biblioteca Sala Borsa 2007). Nell’ambito di tale ricerca, la compagnia si è segnalata per la produzione di performance e spettacoli dedicati all’infanzia specificatamente progettati all’interno di particolari spazi cittadini.

Nel corso di oltre dieci anni di attività, Laminarie ha sviluppato una particolare poetica teatrale strettamente correlata all’architettura e alle arti visive. Laminarie realizza spettacoli costruiti appositamente per spazi non teatrali che presentano caratteristiche strutturali originali. Attraverso l’impiego del mezzo teatrale e una rigorosa attenzione alla qualità estetica dei progetti, Laminarie tenta di far emergere i significati impliciti dei diversi luoghi che ospitano gli spettacoli. La ricerca teatrale che sta alla base dei progetti artistici della compagnia Laminarie parte dal desiderio di avvicinare adulti e bambini ai linguaggi contemporanei del teatro, del cinema, e dell'arte visiva, permettendo al pubblico di entrare in relazione con l'opera attraverso l'esperienza di spettatore. Nel contesto di questa poetica, produrre un evento appositamente per uno spazio significa rispettare la natura e i limiti che il luogo impone, per avere in cambio la possibilità di realizzare progetti di ricerca significativi, perché coinvolgono persone che compiono l’esperienza teatrale in luoghi unici


7 novembre ore 21
Fanny & Alexander
Him
If the wizard is a wizard you will see…
drammaturgia Chiara Lagani
regia Luigi de Angelis
con Marco Cavalcoli
si ringrazia Teatrino Clandestino
dagli 11 anni

Una delle formazioni più celebrate della ricerca teatrale propone una rilettura spiazzante del Meraviglioso Mago di Oz di L.Frank Baum.

Su un grande schermo approntato su palco è proiettato il film Il Mago di Oz di Victor Fleming.
Al di sotto, al centro della scena, la figura di un piccolo dittatore-direttore d'orchestra, ossessionato dal film, del quale esegue senza tregua il doppiaggio, arrogandosi tutti i ruoli e, di più, l’intera parte audio: voci, musiche, suoni e rumori. La comicità scaturisce  proprio dall’impossibilità di poter doppiare effettivamente tutto e quindi dalla necessità di selezionare, volta a volta, le parti e i punti a cui dare voce. E‘ come se il piccolo dittatore-direttore fosse „parlato“ dal film.
Egli adatta ai propri toni una differente modalità per ognuno dei personaggi e degli eventi del film, in un'esilarante miscela performativa che da un lato esalta il susseguirsi della narrazione del film, dei colpi di scena, delle battute, mentre dall'altro vi aggiunge la vitalità che è caratteristica dei modi e dei ritmi propri del teatro.

Al termine della sua famosa storia Dorothy giunge a Oz e, in procinto di essere esaudita, scopre che il suo mago è un falso mago e un vero artista: un ventriloquo, esperto d’aria e mongolfiere, di illusioni e altre cose inesistenti. Le alterne sembianze del mago - la grande testa, la bella dama, la bestia feroce - si rivelano fittizie e mendaci. Ma erano davvero un inganno?
Se si volesse dar un volto a questo mago, concedere un’apparenza istantanea al suo smascheramento, forse più che un’immagine occorrerebbe una lacuna, una traccia, un lembo del suo possibile e misterioso aspetto. Quest’istantanea, però, sarebbe lunga quanto la storia che l’ha prodotta, o che dall’immagine si è generata, lunga quanto il racconto intero che le è sigillo e che lei sigilla. Il Mago, protagonista indiscusso della storia, artefice dell’inganno e della realtà dell’opera, ne è forse il primo e solo committente: inginocchiato, crudele e devoto, esile figurina desunta dalle pale di un altare barocco, spettro tridimensionale rubato alla storia o alla storia dell’arte, statuetta ambigua sottratta a un più maestoso, ma invisibile, monumento civile.

L'eccezionalità dello spettacolo non consiste nel mero stravolgimento, ironico e svagato, dell'ironia di Cattelan, della sua macabra ironia. Qui siamo di fronte a una messa in scena critica del testo proveniente dalla sfera delle arti visive e, in un vertiginoso agglutinarsi dei linguaggi, del film di Fleming. Non c'è solo Cattelan. C'è anche, o prima di tutto, il mago di Oz, quel famoso ciarlatano per bambini, per i bambini che tutti noi siamo.
E chi altri è, nel linguaggio di Fanny & Alexander, il ciarlatano principe, quel puerile, demente mago, se non Hitler, Him, Lui? Assente ogni riduzione del criminale a burlesco personaggio, questo Hitler che si contrappone al candore di Dorothy (il suo Eliogabalo!) non è più Hitler ma, artefice di una prova stupefacente, è Marco Cavalcoli.
Franco Cordelli, Il Corriere della Sera, 20 gennaio 2008

Fanny & Alexander è una bottega d’arte fondata a Ravenna nel 1992 da Luigi de Angelis e Chiara Lagani. Ha finora prodotto una cinquantina di eventi, tra spettacoli teatrali e produzioni video e cinematografiche, installazioni, azioni performative, mostre fotografiche, convegni e seminari di studi, festival e rassegne.
Luigi de Angelis, regista, scenografo, grafico, filmmaker, light e sound designer (suo maestro Luigi Ceccarelli), assemblatore musicale, performer. Ha studiato canto gregoriano, pianoforte. Le sue regie e ideazioni partono sempre da una interrelazione tra musica, spazio sonoro e spazio scenico, prendendo spunto dalle arti figurative e dal repertorio musicale contemporaneo. Chiara Lagani è drammaturga, scrittrice, studiosa del linguaggio, costumista e attrice. Da anni compie un complesso lavoro di tessitura culturale e indagine tematica assieme a studiosi e ricercatori come Stefano Bartezzaghi, Margherita Crepax, Florence de Meredieu, Alan Jay Edelnant, Elisabetta Gulli Grigioni, Jean Jacques Lecercle, Caterina Marrone, Antonella Sbrilli, Luca Scarlini, Maria Sebregondi, Rodolfo Sacchettini, Cristina Terrile, conducendo laboratori in Europa per attori, ma anche conferenze in contesti universitari o centri culturali e teatrali. Dal 1997 si aggrega stabilmente alla compagnia Marco Cavalcoli, attore; il suo percorso si intreccia a quello della compagnia Teatrino Clandestino negli spettacoli: MONDO MONDO (1995), SINFONIA MAJAKOVSKIANA (1997), OSSIGENO (2006).


8 novembre ore 9.30 prima nazionale
Libera Scena Ensemble e Punta Corsara
Kali Yuga
Il piccolo demone buono e la scuola per diventare cattivi
di Antonio Calone e Nicola Laieta
con Gloria Bazzocchi, Luca Di Tommaso, Nicola Laieta, Oscar Valsecchi, Margherita Vicario
costumi Daniela Salernitano
scene Willy Mancel
drammaturgia e regia Antonio Calone e Nicola Laieta
dagli 8 anni

Kali Yuga è l’Età Nera,  secondo la mitologia indù è l’ultima delle quattro ere del ciclo della storia del mondo, che ha avuto inizio tanto tanto tempo fa, con l’Età dell’oro. Kali Yuga è l’era che viviamo oggi, l’Era dei Conflitti. Ma i conflitti, lo sappiamo, spesso sono rivelatori, generatori di nuove energie, di uno sguardo più aperto.

Immaginiamo di essere in India, una terra per noi solo sognata, dove le epopee dei miti si mischiano al quotidiano. In una scuola dove si studiano i Veda, i testi sacri che raccontano l’origine dell’universo degli dei e degli uomini, i giovani allievi si chiedono come sia possibile che esista il male, e che il mondo sia continuamente afflitto dall’ingiustizia. Per rispondere, il maestro racconta loro un’antica storia, quella del terribile demone Iragnakashipur divenuto re della Terra, e di suo figlio Prahlad, un piccolo demone che ha un grande difetto: non riesce in nessun modo a essere cattivo. Anzi, al contrario, ha una gran voglia di diffondere e contagiare tutti con la sua “bontà”. La scuola dei Veda si trasforma nel filo del racconto nella scuola per diventare cattivi, la scuola dei demoni, dove Prahlad è stato inviato dal terribile papà per imparare a essere un demone come si deve. La pagella di Prahlad in questo tipo di scuola non potrà che essere scarsissima, e Iragnakashipur si arrabbierà fino al punto di pensare di disfarsi di suo figlio. Ma Prahlad, nonostante la sua deludente pagella,  a scuola è riuscito a diventare amico di tutti, rivelando in ciascuno dei suoi compagni di classe delle qualità magnifiche, molto più forti dell’abilità nelle materie dei demoni (insultologia, torturologia…). Così, grazie all’aiuto dei suoi specialissimi amici, il piccolo demone buono riuscirà a sconfiggere il terribile Iragnakashipur e a portare sulla terra un nuovo regno.

Questa scuola “al contrario” col preciso obbiettivo di far diventare demoni i bambini, è un’immagine potente sia per rappresentare i sogni di rivalsa di tutti gli scolari, sia perché sintetizza bene quell’ equivoco tra libertà e prepotenza molto diffuso tra i nostri giovani.
La scuola per diventare cattivi ci è sembrata il giusto paradosso per affrontare in maniera non moralistica la questione etica di cosa è giusto e cosa è sbagliato fare, di dove sta il bene e dove il male.

Calone e Laieta Il gruppo si è formato nel 2006, attraverso l’incontro di artisti provenienti da diverse esperienze formative e professionali. Al nucleo fondatore di Antonio Calone e Nicola Laieta, nato da una comune esperienza di laboratorio nelle scuole della periferia di Napoli, si sono aggiunti e avvicendati di volta in volta Gloria Bazzocchi, Luca Di Tommaso, Guido Primicile Carafa, Oscar Valsecchi, Margherita Vicario,  il percussionista Francesco Manna, lo scenografo Willy Mancel, la costumista Daniela Salernitano. Da questo slancio è nato il progetto “Taniko, La favola della grande legge”. Il riconoscimento del Premio Scenario Infanzia (2006) ha permesso a questo spettacolo di girare nei festival e nei teatri, sfiorando a oggi le 100 rappresentazioni.


8 novembre ore 11 prima nazionale
Serra teatro
coproduzione l’arboreto Mondaino
Jekyll & Hyde
Fedelmente tratto dal romanzo di R. L. Stevenson

di Marcello Chiarenza
con Paola Baldarelli, Pier Paolo Paolizzi, Lucia Püchler
musica Carlo Cialdo Capelli
collaborazione drammaturgica Albino Bignamini, Stefano Bisulli
adattamento drammaturgico, scene, regia Marcello Chiarenza
dagli 11 anni

Dopo l’esperienza di Storia del gallo Sebastiano che ha realizzato una modalità di teatro-lettura in cui l’incontro tra Marcello Chiarenza e Serra Teatro è stato contrassegnato dal rigore nel lavoro e dalla poetica tranquillità nella collaborazione, e in cui l’arboreto di Mondaino ha immesso generosamente la sua bellezza per luogo e presenze umane, i soggetti di quell’avventura sentono giunto il momento di viverne una nuova.
Il testo letterario di Stevenson, non pensato per il teatro, mostra una straordinaria potenza drammaturgica e ci invita ad esplorare nuove vie per ritrovare quella forma di teatro-lettura gia sperimentata. La complessità del personaggio Sebastiano ci pare di ritrovare nel doppio JeKyll/Hyde, con un Hyde talmente presente che non si vede affatto.  O meglio non si vede la sua faccia perché nessuno può contemplare il suo volto e restare vivo.
Lo spettacolo, costruito mutuando anche elementi dal linguaggio cinematografico, si sviluppa attraverso cambi di inquadratura, panoramiche e zoomate, soggettive, flash-back, passaggi rapidi dalla narrazione alla presenza attiva dei personaggi, sviluppando un noir in cui si disseminano indizi che solo la conclusione drammatica della vicenda riuscirà a inquadrare.
La musica gioca un ruolo centrale. Essa accompagna l’azione e manifesta la presenza di Hyde nell’intrecciarsi degli eventi. E sarà il luogo della musica quello in cui si compirà il gesto, lo svelamento della natura di Jekyll/Hyde.

La compagnia Serra Teatro  nasce da un’esperienza di teatro a scuola iniziata nell’anno scolastico 1982-83. Con lo studio Minotauro Æ 0 ha avviato un percorso di ricerca e di definizione di una propria poetica artistica. Dal 2000 al 2006 il gruppo ha gestito uno spazio teatrale  in collaborazione con il Teatro della Centena: pianoterra, circolo culturale privato che si è posto come luogo di incontro, studio, visone di spettacoli, ricerca e produzione teatrale. Nella stagione 2001-2002 realizza lo spettacolo Dovevamo scegliere (e siamo stati scelti) in collaborazione con Teatro degli Dei e Teatro della Centena. Lo spettacolo viene coprodotto da Santarcangelo dei Teatri, VolterraTeatro e dalla Provincia di Rimini/Ass. ai Beni e Servizi Culturali. Nella stagione 2003-2004 produce lo spettacolo Storia del gallo Sebastiano. Lo spettacolo si aggiudica il premio Eolo come miglior novità dell’anno al festival di Vimercate del giugno 2005


8 novembre ore 16 e 17.30 prima nazionale
I Teatrini/Teatro Città Murata
La quinta stagione
ovvero la terribile lotta contro i pirati di Barzano'
di Mario Bianchi
con Stefano Bresciani e Marco Continanza
adattamento e regia Roberto Abbiati
cura della scena Andrea Violato
collaborazione Anna Bertolotti
dai 7 anni – capienza limitata

Protagonista de “La quinta stagione” è  Stefano, un vecchio orologiaio, che aiutato da Efisio, un garzone di bottega molto speciale, racconta al pubblico dei ragazzi una storia antica che potrebbe essere anche la sua, una storia di viaggi e di scoperte. Una storia intrisa di pericoli e di portentose  rivelazioni  come accade  anche nella migliore tradizione delle fiabe, ma qui in una prospettiva di contemporaneità, di formazione  Si narra infatti la vicenda di un bambino che davanti alla malattia del vecchio amico Giuseppe va alla ricerca della Grande Madre Nera per cercare di salvarlo. Sarà un viaggio pieno di rischi e di pericoli e alla fine il bambino scoprirà che la vita deve essere vissuta in tutti i suoi aspetti anche in quelli più sgradevoli e che perfino la morte si può anche accettare  soprattutto se si lascia qualcosa di importante a chi ci vive accanto.

I Teatrini e  il Teatro Città Murata, due compagnie una del nord e una del sud, in un'inedita collaborazione, si affidano alla proverbiale leggerezza poetica di Roberto Abbiati, già conosciuta nella personale versione del “Moby Dick” e per l'affascinante “Viaggio di Girafe”,  per raccontare una storia commovente,divertente  e piena di significato. I bambini viaggeranno in compagnia di Stefano Bresciani e Marco Continanza all'interno di un bazar delle meraviglie,  un negozio del tempo, ricreato da Andrea Violato, alla ricerca del vero significato della vita.
Impresa dunque difficile e rischiosa confrontarsi con uno spettacolo per bambini sul tema del senso della vita  ma che abbiamo  voluto affrontare con ironia e con la poesia che il tema merita .

La compagnia I Teatrini, nata nel 1991, è attiva a Napoli e sul territorio nazionale e internazionale con attività di produzione e promozione teatrale per l’infanzia e la gioventù e - come tale - riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per lo Spettacolo dal vivo tra le realtà di rilevanza nazionale operanti nel settore. Organizza e promuove:
- LA SCENA SENSIBILE, rassegna di teatro scuola per la città di Napoli;
- Teatri dELLA LEGALITA', incontri di teatro per le nuove generazioni sul territorio regionale campano;
- LA SCUOLA DELLE GUARATTELLE progetto di formazione di nuovi burattinai
Con la sua attività punta a CREARE un riferimento stabile e riconoscibile per il teatro e l’arte rivolta all’infanzia ed ai giovani, in stretto rapporto con altre realtà professioniste che operano sul territorio metropolitano napoletano, INVENTARE un luogo in cui bambini e adolescenti possano seguire percorsi creativi artistici, teatrali e musicali.

Il Teatro Città Murata nasce nel 1977 a partire dalle esigenze espresse dal teatro di base. Nel 1985 la compagnia si sposta verso una nuova drammaturgia appositamente scritta, svincolata dagli stereotipi, volutamente legata all'esperienza e all'immaginario dei ragazzi: in questo periodo si realizzano due spettacoli fra i più rappresentativi del gruppo: dall'opera della Morante nasce 'L'isola di A' e da quella di Pavese nasce 'Prima che il gallo canti'. In particolare con quest’ultimo, Premio Idi 1995 per la regia, si consolida la scelta di una drammaturgia molto legata alla narrazione e la creazione di un teatro totale che scavalca il confine delle fasce d'età, per parlare direttamente alle emozioni di tutti. Le successive produzioni ('Oltre il muro', 'Onde' ed in particolare 'Gioco al massacro'), affrontano la tematica dell'ansia di fuga e del disagio sociale e giovanile.Altri spettacoli, 'La guerra dei bottoni' e 'Riccardo Riccardo Riccardo', continuano il percorso intrapreso, con una maggiore attenzione agli aspetti ironici dell'esistenza umana.La compagnia è stata segnalata cinque volte al Premio Eti•Stregagatto risultando finalista con 'Gioco al massacro' nel 1998 e con 'La guerra dei bottoni' nel 2002.Chiusa la cooperativa nel 2004 la compagnia ha continuato come ditta individuale proponendo
altre tre creazioni “Giuggiole”( 3 menzioni al Premio Stregagatto) con la regia di Giulio Molnar ed “Il Racconto della Tavola rotonda” “Il Principe e il povero” questi ultimi due spettacoli con la regia di Stefano Andreoli
Il Teatro Città Murata, inoltre, è uno dei promotori del Premio Scenario e organizza il festival estivo 'Il Paese dei Raccontatori' e la rassegna interfrontaliera "Senza Confini"


8 novembre ore 21 prima nazionale
Pyromantiker Berlin /Thalia Theatre Halle
Gli elefanti non dimenticano mai…
Uno spettacolo naif per due clown
idea Marlis Hirche
realizzazione Hänel/Hirche/Dassing
regia Gabriele Hänel
interpretazione Marlis Hirche, Oliver Dassing musica Gab
riele Hänel
scenografia Dassing/Hirche
sculture in legno Kraut Hills
costumi Marlis Hirche
a partire da 5 anni

Nel 2005, al loro debutto in Italia, i berlinesi Pyromantiker avevano sorpreso il pubblico del Festival Zona Franca con la poetica invenzione di un circo (un circo vero, con gradinata, domatori, chapiteau) che al posto degli animali assoldava una compagnia di acrobatici peluches, poveri pupazzetti destinati al cestino dei rifiuti dall’iperconsumismo infantile. Un filone, quello della bizzarra allegoria circense con un occhio sorridente ai problemi dell’oggi, che torna anche nel nuovo spettacolo coprodotto con Thalia Théâtre Halle, Gli elefanti non dimenticano mai: favola ecologica sul rapporto tra uomini e animali, interpretata da Marlis Hirche e Oliver Dassing, anime artistiche del gruppo tedesco, che ci conducono dentro la vita dei clown, nel loro mondo che ha regole e linguaggi autonomi, come quello degli uomini. Al centro c’è l’amore per il mondo animale di un clown dal carattere originalissimo, collezionista minuzioso di esemplari di piccoli animali e perfetto imitatore del loro verso. La ricerca spasmodica di sempre nuovi modellini da aggiungere alla sua già straordinaria serie lo porta a un incontro fatidico con un altro clown, anche lui amante degli animali, ma…diversi da quelli preferiti dal protagonista. Ne nascono liti furibonde e comiche gag, che sfociano in un “negoziato” esilarante e feroce. Finché appare un elefante triste con la proboscide piena d’acqua. E gli elefanti, come dice il titolo, hanno un’ottima memoria…
Una storia poetica ed esilarante su uomini e animali nell’epoca del riscaldamento globale e dell’effetto serra.

La compagnia "Pyromantiker Berlin" è un gruppo indipendente di teatri di Berlino, Germania.  E’ attiva dal 1994 e viene stabilita ufficialmente nel 2001 da Marlis Hirche e Oliver Dassing. Il gruppo collabora da vicino con numerosi artisti di altre discipline. Per principio, al suo interno la compagnia prende in considerazione qualsiasi forma pensabile di teatro, fino a concepire nelle proprie produzioni “l’anarchia dell’istante teatrale”. Le pièce vengono rappresentate da clown, sono produzioni circensi, teatrali, di artisti di strada per bambini e adulti. La straordinaria produzione „Der Zirkus der Kuscheltiere“ (Il circo dei teneri animali) ha ricevuto nel 1993 il Premio Fratelli Grimm di Berlino e nel 1996 il premio AGORA-Ensemble in Belgio.
Una delle caratteristiche speciali del Pyromantiker è il legame tra teatro e fuochi d’artificio. Mette in scena spettacoli pirotecnici arcaici e produzioni con fuochi d’artificio dalla poetica rozza, come l’invenzione dei “Fuochi d’artificio grossolani” clowneschi. 
Nel 2006 il Pyromantiker ha rappresentato il contributo ufficiale della Germania alla FIERA DEL LIBRO 2006 del Cairo (Egitto) e al 50° Anniversario delle relazioni diplomatiche tra Germania e Marocco a Tangeri, Rabat e Marakesch. Oltre alla regia di pièce teatrali (a Basilea, Halle, Hannover) e a produzioni a tema, la Pyromantiker Berlin rappresenta i propri lavori in occasione di eventi di artisti di strada, eventi culturali e festival * a livello nazionale ed internazionale. * Festival internazionali in: Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Israele, Lussemburgo, Olanda, Svizzera, Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Italia, Egitto e Marocco ...


8 novembre ore 22.30 prima nazionale
Laminarie
Formato 1/16
in margine a un libro

di Febo del Zozzo
con Febo Del Zozzo, Sara Gambarelli
scene e suono Febo Del Zozzo
costumi Bruna Gambarelli
tecnico Filippo Deambrogio
cura Federica Rocchi
con il contributo di Assessorato alla Cultura - Regione Emilia Romagna
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Assessorato alla Cultura – Provincia di Bologna
dai 12 anni

Solo contro tutti. È un silenzioso atto d’accusa contro una madre, contro il mondo degli adulti che non capisce e non ascolta i conflitti dei giovanissimi, quello lanciato dallo scrittore e sceneggiatore americano David Klass nel suo romanzo Tu non mi conosci (2006). L’intenso ritratto di un ragazzo che sta affrontando il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, il primo deludente amore, le prime difficoltà con gli amici, il rifiuto della scuola. Da questo romanzo prende le mosse il nuovo spettacolo di Laminarie.

LASCIO UNA FORMA PER ASSUMERNE UN’ALTRA, QUINDI CHE COSA SONO E COSA DIVENTERO?

Sono quello che faccio?
Sono quello che mangio?
Quale è la mia forma adesso? Quale diventerà?
Le azioni compiute determinano la nostra forma?

Formato 1/16 è un gioco su ciò che rimane impresso sul nostro corpo a seguito di azioni quotidiane.
Così come i caratteri tipografici imprimono parole sulla carta, allo stesso modo le azioni quotidiane compiute migliaia di volte imprimono sul nostro corpo segni definiti.
Tutto ciò che amiamo o detestiamo del nostro corpo è frutto della ripetizione di gesti inconsapevoli.

Quante volte hai compiuti gli stessi gesti?
Aprire una porta. Sederti a tavola. Masticare. Tagliarti unghie e capelli.
Quante volte hai acconsentito, sorriso, denigrato.
Ti sei vergognato spesso?

Tu non mi conosci.

Per esempio, credi che io sia in camera mia al piano di sopra a fare i compiti.
Sbagliato.
Non sono in camera mia. E non sto facendo i compiti.
E anche se fossi in camera mia, non farei certo i compiti, per cui ti sbaglieresti lo stesso. E poi non è nemmeno camera mia.
E’ camera tua perché è in casa tua. Io qui ci abito e basta.
E neanche i compiti sono miei perché ce li ha assegnati la prof. di matematica ed è lei che li correggerà, quindi sono i suoi compiti.

Non hai capito niente?
Arrangiati.

Tu non mi conosci affatto.
Non sai proprio niente di me.
Non sai dove sto scrivendo ora.
Non sai come sono fatta.
Non hai alcun potere su di me.
Come pensi che sia fatta?
Sono magra? Lentigginosa?
Porto un paio di occhiali spessi sui miei occhi castani?
Non credo proprio.
Guarda meglio.
Fa più attenzione. E’ come un caleidoscopio. Non trovi?
Un minuto sono bassa un minuto dopo sono alta.
Un minuto sono una sfigata un minuto dopo una gran toga.
La mia forma cambia in continuazione, e l’unica cosa che rimane uguale sono i miei occhi castani.

Che ti guardano.

Biografia Laminarie vedi scheda "Visioni"


INCONTRI

6 novembre ore 17.30
“LA COMPAGNIA DEI BAMBINI” alza il sipario


7 Novembre ore 18.30
Presentazione del libro
Il teatro delle Laminarie 1994 – 2008
a cura di Claudio Meldolesi e Bruna Gambarelli
Edito da Titivillus, Corazzano (PI), 2008
con Bruna Gambarelli e Febo Del Zozzo, direttori artistici di Laminarie
Claudio Meldolesi, docente di Drammaturgia - DMS Università degli studi di Bologna
Alberto Ronchi, Assessore alla Cultura, Sport, Progetto Giovani, Regione Emilia Romagna
Giancarlo Gaeta, docente di Storia del cristianesimo antico presso l'Università di Firenze


PREAMBOLI
Forme incompiute, in progress. Tracce di nuovi progetti. Quattro compagnie aprono le porte della loro “officina” e ci invitano a “curiosare” nella gestazione di spettacoli non ancora “finiti”. Un confronto e un possibile scambio di idee su studi e abbozzi delle nuove produzioni di La città del teatro, Compagnia Rodisio, Antonio Catalano, Teatro Necessario.